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La crisi della tv
Ieri serà facendo il solito zapping in tv sono capitato su Rai Uno dove veniva trasmesso Porta a Porta ed il tema trattato era il delitto di Meredith avvenuto a Perugia.
Premettendo che il livello di Porta a Porta è quasi sempre da Homo Sapiens devo dire che ho assistito ad una trasmissione dal livello veramente bassissimo dove si trattava l’argomento in modo davvero strano. Si è fatta infatti una sorta di riflessione sociolocica ( OVVIAMENTE PESSIMA) delle persone interessate ( Amanda , Raffaele Sollecito e Rudy) che ha finito per diventare una accusa ad alcune abitudini giovanili come per esempio l’uso di Blog e Social Network per poi finire in un’accusa fortissima( condivisibile o meno ) dell’uso di droghe leggere. In questa discussione oltre a emergere chiaramente che i vari componenti della discussione non avevano alcuna idee delle conseguenze di assunzione di droghe leggere, cosa che ci si poteva aspettare, non avevano nessuno tipo di consoscenze delle realtà “virtuali” come Myspace o la realtà dei blog criticando aspramente il loro utilizzo e quasi criminalizzando i ragazzi che utlizzano queste cose! Davvero sono rimasto scandalizzato.
A chi volesse vedere la puntata lascio il link:
Add comment 22 Febbraio, 2008
Processo Mediaset News…..
MILANO - Al processo Mediaset su presunti falsi in bilancio in corso a Milano, che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi, il pubblico ministero Fabio De Pasquale ha preannunciato ai difensori l’intenzione di contestare all’ex premier ed altri un ulteriore falso in bilancio, commesso prima del 2000.
“La prossima udienza sulla base dei numeri contenuti nella relazione Kpmg del 24 settembre 2007 provvederò alla contestazione di un’ulteriore ipotesi di falso in bilancio (2000). Sulla base delle risultanze dei conti bancari trasmessi dall’autorità svizzera provvederò alla contestazione di un’ulteriore ipotesi di riciclaggio”, ha detto il pm in una email indirizzata ai difensori dei diversi imputati e successivamente resa nota .
“Molti difensori hanno chiesto e ottenuto anticipazioni sui prossimi sviluppi processuali. Credo che sia giusto che tutti dispongano delle stesse informazioni”, ha detto ancora il pm.
I fatti oggetto del processo riguardano la compravendita di diritti tv e cinematografici di società Usa per 470 milioni di euro, che sarebbe stata effettuata da Fininvest — la holding che controlla il 35,5% di Mediaset — attraverso due società off shore nel 1994-1999.
La procura di Milano ipotizza che alcune major americane abbiano venduto i diritti televisivi alle due società off-shore, le quali li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset per aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Silvio Berlusconi.
I capi di accusa, a vario titolo e per i diversi imputati nel processo vanno dall’appropriazione indebita, alla frode fiscale, al falso in bilancio, alla ricettazione e al riciclaggio.
Gli imputati e Mediaset hanno sempre respinto le accuse, sostenendo di non avere mai avuto fondi neri e di aver agito rispettando sempre le regole di trasparenza a tutela degli investitori.
Fonte: Reuters
Add comment 3 Ottobre, 2007
NO!!OWEN NO!!!
OWEN!!!!!
Sto parlando di Owen Wilson il mitico “Ansel” di zoolander , il prode compare di Ben Stiller , il fratello del meno famoso protagonista di Old school….Si proprio lui!!!!
Ha tentato il suicidio…….
L’ho saputo oggi e la notizia mi ha sconvolto ( sconvolto = senzazione paragobile a quel momento in cui comodamente stradiato sul divano non trovi il telecomando e subito dopo ti accorgi che è a 3 metri di distanza quindi irraggiungibile dalla posizione appena trovata)….
Gli faccio i miei migliori auguri e gli dedico un video trovato a caso su YouTube:
Add comment 13 Settembre, 2007
Era glaciale alle porte

Roberto Madrigali non ha dubbi: “L’estate 2007 ha smentito tutti coloro che sostengono la teoria del global warming di origine antropica. In realtà la circolazione atmosferica sta portando la terra verso un periodo di forte raffreddamento”. E punta l’indice contro le emissioni di anidride carbonica. “Un gas – sostiene – che aumenta in atmosfera successivamente ad episodi di riscaldamento”.
Il meteorologo toscano, per nulla spaventato dalle critiche, da tempo è impegnato nell’elaborazione della sua teoria relativa all’arrivo dell’era glaciale. Un evento per nulla lontano. Anzi secondo Madrigali già ora il tempo ci sta lanciando chiari segnali in proposito. Gli abbiamo chiesto quali sono.
Sempre convinto che il pianeta si stia andando verso l’era glaciale?
Certo. Sono convinto che ci siano tutti i presupposti meteo-climatici. Lo ripeto siamo alla fine di un periodo interglaciale. I periodi caratterizzati dal caldo, come l’attuale o dal freddo, come negli anni ’70, ci stanno proprio dicendo questo.
Le grande circolazione dell’atmosfera, per così dire, si sta preparando per portare il pianeta verso il raffreddamento. Naturalmente i tempi di ingresso le deciderà come sempre la “natura”.
Eppure fa sempre più caldo. L’estate 2007 sembra averlo confermato
L’estate che sta per concludersi non è stata torrida. Nonostante le previsioni catastrofiche di alcuni colleghi, la stagione ha avuto temperature nella norma.
Anche nel Sud?
Un’anomalia c’è stata: l’assenza dell’anticiclone oceanico e temperato delle Azzorre sui paralleli. Al suo posto sono arrivati scambi meridiani di masse d’aria differenti da nord a sud e viceversa.
Nel corso dell’estate, ciò ha determinato frequenti passaggi perturbati e freschi sull’Italia settentrionale, mentre su quella meridionale, per motivi configurativi di causa-effetto come anche geografici - ricordiamoci della latitudine sotto il 40° parallelo della Calabria, Sicilia e parte della Puglia come della Sardegna - sono arrivate vere e proprie ondate di calore dall’Africa.
Fonte : Alice.it
3 comments 11 Settembre, 2007
Hai perso il cellulare?? Tranquillo….ma dipende dove….
Quante volte abbiamo perso il cellulare? Quante volte ci è stato restituito? In quali città del mondo ci verrebbe restituito con maggiore frequenza?
Secondo una ricerca del magazine americano Reader’s Digest, la città più onesta è Lubiana, le meno oneste risultano essere Kuala Lumpur e Hongkong.
La rivista ha semplicemente lasciato 30 Cellulari in giro per le strade, sui tavoli dei ristoranti, nei negozi, nelle chiese, in tutti quei posti ad alta frequentazione.
La stessa operazione ha coinvolto 32 città del mondo, da New York a Madrid, da Londra a Sydney, insomma, il campione scelto è sembrato essere vario per cultura, religione, lingua, tradizioni, usi e costumi.
La prova consisteva nell’effettuare una chiamata sul telefonino volontariamente abbandonato, chi casualmente entrava in possesso dell’apparecchio, cosa faceva?
A Lubiana, in 29 casi su 30, il cellulare è stato restituito dopo aver risposto alla chiamata, mentre, le città con più telefonini messi in tasca sono risultate Kuala Lumpur e Hongkong che solo per 13 volte hanno restituito il cellulare al legittimo proprietario.
Milano, l’unica città italiana coinvolta nello studio, si è posizionata a metà classifica, restituendo 20 Cellulari su 30.
Qui di seguito, i risultati dell’interessante studio.
- Lubiana (Slovenia): 29
- Toronto (Canada): 28
- Seoul (Corea del Sud): 27
- Stoccolma (Svezia): 26
- Bombay (India): 24
- Manila (Filippine): 24
- New York (USA): 24
- Varsavia (Polonia): 23
- Helsinki (Finlandia): 23
- Budapest (Ungheria): 23
- Praga (Repubblica Ceca): 23
- Auckland (Nuova Zelanda): 23
- Zagabria (Croazia): 23
- Sao Paulo (Brasile): 21
- Parigi (Francia): 21
- Bangkok (Tailandia): 21-
- Berlino (Germania): 21
- Milano (Italia): 20
- Città del Messico (Messico): 20
- Zurigo (Svizzera): 20
- Sydney (Australia): 19
- Londra (Gran Bretagna): 19
- Madrid (Spagna): 18-
- Mosca (Russia): 17
- Singapore (Singapore): 16
- Buenos Aires (Argentina): 16
- Taipei (Taiwan): 16
- Lisbona (Portogallo): 15
- Bucarest (Romania): 14
- Amsterdam (Olanda): 14
- Hongkong (Hongkong): 13
- Kuala Lumpur (Malaysia): 13.
Fonte:Federiko aka the killer
1 comment 6 Settembre, 2007
Unicredit finanza una diga contestata da tutti!

Anche l’italiana Unicredit fa parte del pool di finanziatori del controverso progetto della diga di Ilisu, nel Kurdistan turco. La banca italiana, attraverso la controllata Austria Bank Creditanstalt, è infatti intenzionata a versare 280 milioni di euro per costruire un bacino d’acqua artificiale alto 138 metri e largo 1.820 metri sul fiume Tigri tramite quella che sarebbe la diga più grande della Turchia dopo quella di Ataturk, sul fiume Eufrate.
Per denunciare la partecipazione italiana e per chiedere formalmente il ritiro della banca dal progetto, gli attivisti della Campagna per la riforma della Banca Mondiale e di altre associazioni per i diritti umani e la tutela dell’ambiente (tra cui Associazione verso il Kurdistan, Arci e Legambiente) si sono dati appuntamento il 17 luglio, davanti alla sede di Unicredit a Milano. Intorno alle 12 due manifestanti hanno consegnato alla direttrice della filiale tre lettere indirizzate rispettivamente all’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, al presidente e al consiglio di amministrazione, in cui spiegano le ragioni per cui si oppongo al progetto.
In passato la diga di Ilisu non aveva ricevuto l’appoggio né della Banca Mondiale né del Sace, l’agenzia di credito all’esportazione italiana, a causa della rischiosità dell’investimento e degli impatti che la diga determinerebbe sul territorio e sulle popolazioni locali. Oggi tuttavia il progetto è tornato in auge, ma ci sono già le prime rinunce dal pool di finanziatori: la svizzera Zuercher Kantonalbank si è ritirata dal progetto cedendo alla pressioni della società civile.
In Turchia, intanto, alcuni cittadini hanno dato vita all’Iniziativa per tenere in vita Hasankeyf, un città di 12.000 anni fa incavata nella roccia, simile ai sassi di Matera, con una parete di grotte a picco sull’acqua. Se la diga di Ilisu venisse realizzata la città verrebbe sommersa completamente, insieme ad altri 200 siti archeologici. Ma il progetto – spiegano gli attivisti - rischia anche di far saltare i delicati equilibri geopolitici dell’area. Si stima che la realizzazione della diga potrebbe implicare il trasferimento forzato di un massimo di 55.000 curdi e la deviazione di grandi quantità d’acqua a favore della Turchia e a scapito di Iraq e Siria.
Fonte: AltraEconomia
Add comment 31 Luglio, 2007
La nuova geografia degli investimenti
Cambiano le geografie degli scambi e dei flussi di capitale. Il World Investment Report 2006 elaborato dall’Unctad (la Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, www.unctad.org) fotografa un aumento del 22% degli Investimenti diretti esteri (Ide) verso i Paesi in via di sviluppo nell’ultimo anno. Il continente africano ha registrato un incremento del 78%, l’Asia Occidentale dell’85 e il Sud Est Asiatico del 44.
Non solo: il Rapporto mette in luce anche una forte crescita degli Investimenti diretti esteri in uscita dai Paesi in via di sviluppo, a cui è attribuibile il 13% dello stock mondiale di Ide, una percentuale mai raggiunta in precedenza. Emerge anche che una parte significativa di questi flussi hanno carattere intra-regionale, avvengono cioè tra paesi della stessa area geografica. Alimentano, quindi, le relazioni Sud Sud, favorite senz’altro da costi di produzione e poteri d’acquisto analoghi.
Per capire i cambiamenti nel quadro economico internazionale è necessario partire dall’aumento dei prezzi delle materie prime, dei beni agricoli e dell’energia, un elemento di novità rispetto al deterioramento delle ragioni di scambio che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni del secolo scorso, quando il valore dell’export di molti Paesi in via di sviluppo (Pvs) è crollato rispetto alle importazioni. Un rialzo che dipende dalla crescita della domanda dei “nuovi consumatori” (Cina e India su tutti), che hanno sviluppato un sistema produttivo di tipo tradizionale, imperniato sulla centralità dell’industria di trasformazione delle materie prime.
Le aree del pianeta che dispongono di materie prime stanno vivendo una marcata trasformazione: registrano un miglioramento delle loro bilance commerciali e riescono a ridurre in maniera significativa il proprio debito estero, riconquistando autonomia rispetto alle istituzioni finanziarie internazionali, oggi in chiara crisi d’identità.
Il rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia provoca la nascita di grandi compagnie statali per il loro sfruttamento. Tali compagnie, soprattutto, sono capaci di attrarre gli Investimenti diretti esteri (Ide), prima latitanti, e diventano soggetti fondamentali del mercato finanziario nel momento in cui, come sta avvenendo, decidono di mettere sul mercato una parte del proprio capitale. Ciò finisce per condizionare la direzione del capitale internazionale. In queste operazioni non entrano solo gli investitori delle economie OCSE: si creano intrecci anche tra società delle economie emergenti, spesso pubbliche, e i risparmiatori di quei paesi. Si assiste, cioè, ad un cambiamento nella natura delle grandi compagnie, non più multinazionali private, nelle mani di fondi d’investimento dei paesi OCSE, ma società “miste” pubblico-privato – in realtà Stato-privati – con la presenza dei nuovi investitori dei paesi emergenti.
Resta da chiedersi se la definizione di transnational corporations sia realmente applicabile a questi nuovi colossi. Tre delle prime cinque imprese, tra quelle dei Pvs o economie in transizione, sono aziende pubbliche e tendono, come dimostra il rapporto Unctad 2006, ad espandere molto lentamente i loro asset internazionali. Procedono, cioè, ad un’internazionalizzazione secondaria rispetto al controllo del mercato interno. Un’internazionalizzazione che – come evidenzia lo stesso rapporto Unctad – si limita spesso alla loro “regione” d’appartenenza.
Nell’ambito di queste dinamiche sembra stia rinascendo il grande sconfitto della globalizzazione: lo Stato. Purtroppo, si tratta di una dimensione statuale ben poco rassicurante.
Add comment 30 Giugno, 2007
Le brutte abitudini non hanno mai fine

Esce l’annuario del SIPRI (lo Stockholm International Peace Research Institute, uno tra i più prestigiosi centri di ricerca al mondo ed il punto di riferimento per i dati sulle spese militari) e come ogni anno i dati ci raccontano di un mondo che cerca di difendersi dalle proprie debolezze ed insicurezze puntando sulla forza delle armi.
Secondo i dati ricavati dalla ricerca del SIPRI, nel 2006 le spese militari hanno sfondato il tetto del 1200 miliardi di dollari (1204 per la precisione) attestandosi ad un livello in crescita del 3,5% rispetto al 2005 e soprattutto in crescita di ben il 37% nel corso degli ultimi 10 anni. La spesa pro-capite arriva ai 184 dollari, contro i 173 dollari del 2005.
A parte i numeri complessivi, la distribuzione della spesa militare è ancora una volta profondamente sbilanciata con 15 paesi che sono responsabili dell’83% delle erogazioni totali. Gli Stati Uniti rimangono isolati ai vertici di questa “speciale” classifica e si mangiano il 46% delle spese militari mondiali con ben 528,7 miliardi impiegati ed una spesa pro- capite di 1.750 dollari che praticamente doppia quelle di Gran Bretagna e Francia che si trovano al secondo ed al terzo posto. Una leadership, quella della superpotenza a stelle e strisce, ancora più consolidata dopo i fatti del 2001: nei cinque anni fino al 2006 sono state autorizzate delle spese “fuori budget ordinario” per complessivi 432 miliardi di dollari, una mossa scellerata per un’economia statunitense già in affanno. Le stime rilasciate dal SIPRI portano il costo complessivo della guerra in Iraq (dal suo inizio fino al 2016) a 2.267 miliardi di dollari! Nei trend registrati durante il 2006 non va tralasciata la crescita della Cina, la cui spesa bellica è stimata in quasi 50 miliardi di dollari, una cifra che la pone al quarto posto complessivo ed al primo in Asia con un inedito sorpasso nei confronti del Giappone.
La crescita nei bilanci dei comparti militari planetari si rispecchia poi nelle tendenze relative al mercato degli armamenti. Prendendo in considerazione gli ultimi quattro anni si può constatare un incremento di circa il 50% nel volume dei trasferimenti delle armi convenzionali. Un andamento che inverte in maniera netta la discesa iniziata nel 1997 e che sta portando il commercio delle armi proprio ai livelli di dieci anni fa. CONTINUA…..
1 comment 16 Giugno, 2007















