Archive for Ottobre 2006
Mostre in corso
In questo periodo è in corso una mostra che coinvolge tre città: Padova, Mantova e Verona per celebrare il quinto centenario della morte di Andrea Mantegna. Siamo stati al palazzo della Gran Guardia a Verona e vi sconsigliamo la vista. Le opere in esposizione sono pochissime e per lo più copie, come la nota Pala Trivulzio, di cui l’opera originale risiede al Musée du Louvre. L’esposizione non meriterebbe il titolo Mantegna, sarebbe forse più appropriato Morone, visto che la mostra, difendendosi con l’aggiunta al titolo Mantegna “e le Arti”, presenta più opere di quest’ultimo autore e di altri che del precursore.
Tempo stimato per la visita: 30 minuti
Numero di opere: 100 circa
Prezzo del biglietto: 10 Euro
N.B.: Lo sconto per studenti è riservato solamente a Studenti dell’Ateno di Verona. E allora che sconto studenti è? Solo il Veneto propone innovazioni simili!
Vivamente consigliata invece la mostra su Mondrian a Brescia al Museo di Santa Giulia (28/10/06-25/03/07). Gli amanti di questo artista, che lo conoscono per le sue forme geometriche (strisce nere che intersecano piani bianchi, linee che delimitano quadrati rossi, gialli e blu) che lo incastonano nell’astrattismo, avranno la possibilità di scoprire la sua parte figurativa che occupa circa un quindicennio della sua vita artistica. Le opere sono concesse in prestito dal Gemeentemuseum dell’Aia che ne custodisce la quasi totalità degli esempi.
Tempo stimato per la visita: 1 ora
Numero di opere: 80 circa
Prezzo biglietto: 8 Euro adulti, 5 Euro studenti
I surrealisti senza tempo
1 comment 31 Ottobre, 2006
Mercato senza mercati

Nel 1996 a Roma nella sede della FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e di agricoltura si riunisce il primo Vertice Mondiale sull’Alimentazione. Obiettivo dichiarato: entro il 2015 dimezzare (cioè farli diventare “solo” mezzo miliardo) il numero di persone sofferenti la fame e la povertà assoluta.
Nel 2002 il secondo appuntamento del vertice non poteva che constatare la lentezza dei risultati ottenuti.
La Dichiarazione del World Food Summit del 2002 è stata criticata su più fronti.
L’Associazione Brasiliana per la Riforma Agraria contestava già allora la relazione nella parte relativa al Brasile mentre la Rete Lilliput apostrofava la dichiarazione come “falsa e retorica”.
Oggi, a dieci anni di distanza dal primo incontro, la situazione è addirittura peggiorata visto lo scarso impegno dei paesi donatori nel finanziare il World Food Program.
Fonte:Indymedia
Add comment 30 Ottobre, 2006
In prigione per un articolo

Alza polvere in queste ore un nuovo caso di libertà di espressione negata nella Repubblica Popolare Cinese. Li Jianping, giornalista freelance e imprenditore residente nella provincia orientale di Shandong era stato arrestato con l’accusa di “incitazione alla sovversione dei poteri dello Stato” condotta attraverso la pubblicazione di alcuni articoli su siti cinesi d’oltreoceano durante l’anno 2003. La pena comminatagli è di tre anni di prigione.
Ad informare sull’ennesimo caso che dimostra l’inasprimento dell’azione di censura e contrasto da parte dell’apparato di potere della dittatura comunista nei confronti dei dissidenti cinesi che agiscono nella Rete è l’Information Centre for Human Rights and Democracy. L’assistente del legale di Li Jianping ha confermato la sentenza, che risale a questo aprile, ma non ha fornito ulteriori dettagli sulla faccenda.
Li, imprenditore quarantenne proprietario di un’azienda di apparati medici nello Shandong, come riporta Reuters, fa parte della generazione di Piazza Tienanmen, e ha partecipato in prima persona alle proteste del 1989 e alla conseguente violenza dell’azione di repressione dell’apparato comunista tutt’oggi al potere nel paese. Come molti suoi coetanei, Li non ha perso la speranza, o almeno la voglia di raccontare i diritti civili negati dal partito comunista e dai suoi apparati di polizia e controllo. La sua produzione include articoli per Boxun, Chinesenewsnet, ChinaEWeekly e The Epoch Times.
L’accusa di sovversione fa riferimento ai suoi scritti in rete riguardanti le proteste verificatesi ad Hong Kong contro la legislazione speciale dell’Articolo 23 nel 2003. La legge prevedeva la proibizione e la punizione di qualunque atto definibile come una “minaccia” o un possibile gesto sovversivo nei confronti del governo cinese, che aveva riacquistato la sovranità territoriale sull’ex-protettorato britannico nel 1997. Dopo le ingenti manifestazioni popolari contrarie alla legge, la proposta fu accantonata per un tempo indefinito.
Con il caso di Li Jainping, la Cina conferma la sua leadership nell’incarceramento di giornalisti critici con il potere e con la negazione dei diritti civili fondamentali: Reporters sans frontières indica una lista di 52 giornalisti dissidenti imprigionati nelle carceri cinesi. Risale invece al mese scorso l’arresto di Gao Zhisheng, l’avvocato autodidatta promotore di uno dei pochi uffici legali che abbiano avuto il coraggio di interessarsi a problemi legati ai diritti umani nella Cina comunista.
Gao ha pagato il suo interessamento alla persecuzione della Falun Gong, il movimento particolarmente inviso ai vertici di Pechino. Anche nel suo caso, inutile dirlo, le accuse parlano di incitamento alla sovversione, sebbene le autorità non abbiano ancora rilasciato imputazioni specifiche nei suoi confronti.
Add comment 29 Ottobre, 2006
Open source

Ci ha gia pensato Beppe Grillo nel post di oggi( gli ho copiato l’immagine) ma mi sembrava giusto sponsorizzare un risorsa importante e ancora poco conosciuta come il software libero.
Anche a Trento ( presente in moltissime città d’italia) il giorno 28 ottobre 2006 dalle ore 09:30 alle 18:00 si terrà presso la scuola Liceo Galileo Galilei l’edizione 2006 del Linux Day. Organizzatore dell’evento è Linuxtrent.
Per sapere meglio cos’è linko articolo su Wikipedia
Add comment 27 Ottobre, 2006
Lager Americani

Iraq - 19.10.2006
La fattoria degli orrori
Un lager nella villa di Chalabi, l’uomo di fiducia di Washington
Ahmed Chalabi sarebbe coinvolto direttamente nei sequestri e nelle stragi delle famigerate ‘squadre della morte’. Secondo il sito iracheno d’informazione Iraqirabita, l’ex uomo di fiducia di Washington in Iraq, all’interno della sua fattoria a Baghdad, avrebbe un piccolo campo di concentramento dove vengono rinchiuse intere famiglie di sunniti.
Una figura controversa. Ahmed Chalabi, per un periodo, è stato su tutte le prime pagine dei giornali. Era il 2002 e la diplomazia degli Stati Uniti preparava mediaticamente l’attacco all’Iraq. Oltre alla diffusione dei preoccupanti report sulle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, che non sono mai state trovate, e al legame tra il dittatore iracheno e al-Qaeda, mai provato, si parlava anche del fronte dissidente degli iracheni all’estero, guidato da Chalabi. Il finanziere, noto alle cronache per il crack finanziario di una banca giordana, era presentato come l’uomo nuovo dell’Iraq del futuro.
Chalabi in realtà si dimostrò un bluff. Privo dell’appoggio interno che millantava (alle elezioni di dicembre 2005 il suo partito non conquistò neanche un seggio), grazie al quale si era guadagnato uno stipendio dalla Cia, venne successivamente scaricato dagli Stati Uniti. Venne addirittura emesso un ordine di cattura ai suoi danni, ma alla fine Chalabi se l’è sempre cavata, restando a galla e continuando a fare buoni affari grazie allo sfruttamento delle risorse dell’Iraq ‘liberato’, e collaborando, più o meno apertamente, con le forze della Coalizione.
Due testimoni scomodi. A raccontare del coinvolgimento di Chalabi nei rapimenti a sfondo religioso è stato un uomo che ha lavorato per lui, in qualità di giardiniere e guardia del corpo, nella sua tenuta a Baghdad (nel cuore del quartiere residenziale di al-Huriya), dove il testimone oculare ha visto con i suoi occhi una parte del parco adibita a carcere con 140 gabbie metalliche. Il giardiniere di Chalabi racconta anche di aver chiesto spiegazioni a uno degli uomini della milizia personale di cui si circonda l’uomo politico, ricevendo come risposta l’invito a farsi i fatti suoi e a non curarsi di quei terroristi. L’uomo racconta anche che l’esercito di Chalabi, con 17 Land Cruiser, 9 Bmw e 6 Opel, tutte senza targa, partiva la notte per vere e proprie spedizioni punitive in città ai danni dei sunniti. Personalmente non ha mai visto uccidere qualcuno, ma ha constatato come decine di cadaveri venissero poi ritrovati alle porte della fattoria. Per non parlare di un uomo, definito un ladro, che è stato crocifisso all’ingresso della tenuta, come monito, ed è rimasto là fino a quando non si è decomposto. Infine l’uomo ha aggiunto che, ogni giorno, Chalabi riceve nella sua casa Jalal al-Din al-Sagir, uno dei religiosi maggiormente coinvolti con le squadre della morte.
Dei legami tra Chalabi, la Coalizione e il governo iracheno ha parlato anche un altro testimone diretto, ex miliziano al servizio di Chalabi, il quale più o meno un mese fa aveva dichiarato che le ‘squadre della morte’ agivano con il compito preciso di destabilizzare il Paese per arrivare al federalismo, obiettivo delle forze di occupazione e soluzione mirata all’attuale caos iracheno. Gli uomini di Chalabi, secondo la testimonianza raccolta dal giornalista Sabah Ali e pubblicata in Italia dal manifesto, partecipavano in prima persona alle stragi e poi molti di loro sono stati fatti confluire nell’esercito e nella polizia iracheni.
Fonte: Forum Indymedia
Add comment 25 Ottobre, 2006
Bin Laden chi?!?

Ma non era anche responsabile dell’11 settembre???Forse in Caution c’è stata una svista e non è stato scritto……
In Afghanistan le bombe però sono cadute…..
2 comments 23 Ottobre, 2006
















